Più che un campionato di calcio dove trionfa il più forte, chi vince di più, chi gioca meglio, ancora una volta la Serie A sembra una gara a chi fa meno peggio degli altri. Di strappi decisivi là davanti ancora non ce ne sono stati e quando dalle retrovie le big rallentano, anche la capolista Juventus, ancora imbattuta, inciampa contro la muraglia del Siena o viceversa. Quando gli uomini di Conte s'inceppano, dietro non ne approfitta praticamente nessuno.
Il Milan di Allegri e Ibrahimovic non ha ancora vinto uno scontro diretto che sia uno e resta a galla demolendo, col suo caterpillar svedese, le cosiddette piccole. Rispetto all'anno scorso ha tre punti in meno, non tantissimi, però decisivi visto che la passata stagione i big match erano stati tutti vinti. Manca il cambio di marcia, l'alternativa a Ibrahimovic e quella grinta che forse con lo scudetto è andata persa. Non c'è nemmeno l'Inter (8 sconfitte) nonostante le sette vittorie di fila, otto in nove gare. E' crollata dopo una lunga rincorsa perdendo a Lecce, tanto per gradire. Non c'è nemmeno la Roma (sette k.o.), spettacolare sì ma non pronta per lottare per il titolo e manca anche il Napoli che preferendo la Champions ha raccolto più pareggi che vittorie in campionato. Manca la qualità in parole povere in un torneo equilibrato sì, ma livellato decisamente verso il basso. In sintesi, la Juventus di Lippi (2,20) o Capello (2,39), il Milan di Ancelotti (2,41) o l'Inter di Mancini (2,55) a quest'ora avrebbero già salutato il gruppo da un pezzo.
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